Del come giudicare una spada e del come rispondere ad una richiesta di giudizio.

Da qualche giorno medito sul fatto che, recentemente, ho perso un’occasione di mettere in atto un insegnamento che “dovrei” aver appreso nel corso del mio cammino sulla Via dello iaido e, soprattutto, con la frequentazione del mio Maestro.
Sto parlando dell’insegnamento che si può trarre nell’osservare come un Maestro giudica una spada che, incautamente un allievo, per lo più occidentale, gli sottopone. Stiamo parlando di una di quelle spade “finte simil cinesi” assai lontane dalla cura, tecnica e qualità giapponese, o ancora peggio, di qualcosa elaborato nella cantina di casa che, per l’amor di Dio, pur con tutte le buone intenzioni, sempre rimarrà un artefatto migliaia di anni luce lontano da una Nihonto, da una vera lama giapponese.
Dunque, il Maestro, con solenne attenzione, riceve l’oggetto, lo soppesa con delicatezza, lo rigira tra le mani con evoluzioni leggere e rotonde, seguendo una precisa sequenza visiona l’intero “coso”, accompagnando ogni piccola pausa dei movimenti con cenni del capo ed espressioni del viso, sempre mostrando un contenuto ma evidente stupore e interesse positivo, soffermandosi su singoli particolari, spesso assolutamente superflui, come se fossero dei piccoli gioielli incastonati.
Poi, addirittura, estrae la lama, con movimento deciso e perfettamente lineare, il metallo che scorre nell’aria senza toccare il legno della saya, spesso di un pezzo di legno che pesa più della lama stessa! Ma nelle sue mani quel fodero e quella lama si muovono con grazia, quasi con un senso proprio. Guarda la lama in contro luce, scorre con gli occhi ogni centimetro fino alla punta, che proprio non si può chiamare Kissaki, e ancora mostra un incredibile interesse per quel pezzaccio di lega ferrosa, mal tranciato e spesso arrugginito. Lo soppesa tra le mani, ne apprezza il bilanciamento, che non andrebbe bene nemmeno per tagliare una zucchina marcia. Si sofferma ancora su un particolare secondario e, incredibilmente, dopo un’infinita serie di espressioni positive, aggrotta la fronte, stringe le labbra, e sembra chiedersi: che strano? Facilmente, in quel momento si sta soffermando su di uno spigolo un po’ più rugoso, e chiama il proprietario che fino a quel momento ha avuto una serie di orgasmi continui ad ogni movimento di assenso della testa del Maestro. Questi si “striscia” in ginocchio nel modo più prostrato possibile con il solo risultato di risultare ancora più ridicolo della sua spada.
Il Maestro, quasi a scusarsi, mostra l’insignificante punto dolente, cosa che si può ovviamente risolvere con un po’ di lavoro di lima, magari anche solo con le unghie. Il becero è ancora più felice! Caspita, la mia spada valutata così bene dal Maestro!!!
Con la stessa solennità usata prima, il Maestro ripone la spada nel fodero e la riconsegna al proprietario. Nel farlo lascia che i suoi occhi cadano, in modo evidente al becero, sulla propria spada, una vera Nihonto. Il becero a quel punto normalmente abbocca e, sempre con l’insolenza che lo contraddistingue, chiede di poterla vedere. Da li in poi, avrà la grande occasione di imparare qualcosa oppure no.

Lo so, pare un po’ criptica, come spesso lo sono gli insegnamenti ZEN, ma credetemi, la si capisce davvero solo quando, dopo aver creduto di averla davvero capita, ci si accorge di aver appena fatto l’errore di dare giudizi senza mettere in pratica le accortezze insegnate dal Maestro.
Niente di grave, l’importante è non perseverare negli errori.

Scorre il filo della lama sui miei occhi
Angoli mortali fatti per tagliare il nulla
Nulla che non si può tagliare